Corrono gli anni Sessanta. Si affacciano i primi Settanta. La penna di Gabriel García Márquez è dedicata alla stesura di alcuni brevi racconti. Ognuno di essi narra una storia, dal carattere magico, fiabesco. Non sono favole. Sono racconti, geniali ed esaltanti, dotati di quella verosimiglianza che solo Gabo sa conferire alle storie. Storie che sconfinano in una dimensione astratta, illusoria, onirica, lontana dalle logiche e dalle spiegazioni razionali. Come nelle favole, ma senza il lieto fine.

In ciascun racconto, si legge un equilibrio perpetuo tra il sogno e la realtà: accadono fatti magici, inspiegabili dalla ragione. Eppure si tratta di storie che prendono vita in un mondo perfettamente reale nella sua crudezza. Una raccolta che prende il titolo dall’ultima delle sette storie che essa stessa racchiude: La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata (1972). Il racconto più tormentoso, il più compiuto, senz’altro quello più coinvolgente.

La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata di Gabriel García Márquez

Sotto un ardente sole caraibico, nella sperduta desolazione del deserto, in una grande casa in malta bianca, vive Eréndira. Una giovinetta di quattordici anni, silenziosa ed obbediente, la cui vita è interamente dedicata a servire la nonna paterna. Una donna, quest’ultima, imponente ed altera, fisicamente ingombrante, che si impegna a conservare lo sfarzo di cui aveva goduto in passato e che vive legata ai fastosi ma lontani ricordi di un tempo e a quelli del marito contrabbandiere, oramai morto.  Una notte, il vento della disgrazia si infila nella camera di Eréndira. Il candelabro appoggiato sul comodino cade sulle tende e un terribile incendio divampa, inclemente e veloce, riducendo in cenere l’intera casa e il suo contenuto. La nonna, vestendosi della più profonda capacità di vendetta e rancore altrui, trova in Eréndira la colpevole del malanno e deciderà di farsi ripagare il danno sino all’ultimo pesos. Prima venderà la sua verginità a un vedovo, poi la costringerà a prostituirsi, concedendola a migliaia di altri uomini, che in fila, giorno dopo giorno, aspettano il loro turno. Con uno di loro, Eréndira farà l’amore. E’ Ulises, bello come un angelo e dal cuore puro. Lui, dopo diversi stratagemmi falliti, riesce ad uccidere la crudele nonna al termine di una cruenta lotta. Lui donerà ad Eréndira la salvezza.
In quella di Eréndira, come in ciascuna delle altre storie, si ravvede una penna decisamente fantastica dell’autore: uomini alati, passeggiate negli abissi, navi enormi ed irreali, mari che profumano di rose. Eppure leggendo questi racconti, Gabo ci conduce in un mondo brutalmente desolato,  fatto di terre dimenticate, villaggi che bruciano sotto il sole del Sudamerica e corrosi dalla salsedine, fatto di persone che stancamente tirano avanti, di politici corrotti, di contrabbandieri, di prostitute. Un’atmosfera magica piantata su uno sfondo dai contorni crudi e reali.

Un signore molto vecchio con due ali enormi, 1970

L’intreccio tra magico e reale si ravvede nella storia dell’angelo, nudo e malconcio, che, troppo vecchio per riuscire ancora a volare, precipita nel giardino di Pelayo ed Elisenda.  L’ospite, sgradito, verrà rinchiuso nel pollaio e, come un fenomeno da circo, esibito ai curiosi. Sino a quando l’interesse della folla non troverà un nuovo diversivo su cui catalizzarsi. Così il vecchio angelo, riacquisita la salute, spicca il volo e si allontana sul mare.

Il mare del tempo perduto, 1962

Un sapore tutto incantato caratterizza il mare di un villaggio, sperduto e desolato, che emana profumo di rose. Quel mare, che alla costa restituisce solo spazzatura e pesci morti, nel profondo delle sue acque ospita un universo parallelo, popolato da tutti gli abitanti del paese che in quel mare sono stati sepolti dopo la morte.

L’annegato più bello del mondo, 1968

Perfettamente soprannaturale è il corpo di un uomo annegato, bellissimo ed enorme nelle sue dimensioni, che susciterà l’amore di tutte le donne del villaggio.

Morte costante al di là dell’amore, 1970

Una storia custode di una realtà spudorata, quella di Onésimo Sánchez : l’anziano politico, durante il suo ultimo tour elettorale, rimane folgorato dalla bellezza di Laura. Lei è figlia di un elettore al quale l’onorevole Sánchez ha, nel tempo, ripetutamente rifiutato favori. Così l’onorevole, destinato ad una morte imminente a causa di un male incurabile, diverrà vittima di un seducente ricatto, architettato dal disingannato papà della bella Laura. Una storia che pare quasi una caricatura della politica più attuale.

L’ultimo viaggio del veliero fantasma, 1968

Sembra sognare il giovane orfano che nella stessa notte di ogni anno assiste alla puntuale visione di un transatlantico, che ingombrante e smisurato si avvicina al villaggio. Il ragazzo non viene creduto dai compaesani, che anzi lo deridono e lo malmenano. Allora deciderà di prendersi la sua rivincita e dopo aver atteso il transatlantico all’appuntamento annuale, servendosi di una barchetta e una lampara, guiderà l’immensa imbarcazione esattamente contro il villaggio.

Blacamán il buono, venditore di miracoli, 1968

E poi c’è il racconto dei due Blacamán: quello cattivo, è un vecchio impostore che decanta, per strada, l’efficacia dei suoi rimedi medici con maniere altisonanti per persuadere le folle ad acquistarli; quello buono è un ragazzino che gli fa da assistente, ma che non si presta ai suoi inganni. Per punirlo il vecchio lo costringe alle torture più terribili, sino a quando il buon Blacamán, vinto dalla disperazione si vendica del suo aguzzino.

Forse, se mi fossi avvicinata per la prima volta a Gabriel García Márquez, con questo libro non avrei imparato subito ad amarlo, come diversamente ho fatto. In generale non amo i racconti in forma breve, è vero! Il fatto è che una lettrice affezionata, non riesce a rinunciare a uno dei suoi scritti. Perciò un pomeriggio, in aeroporto, appena prima di salire sul volo che mi avrebbe riportata a casa, ne ho preso una copia. Perché mi facesse compagnia in alta quota.
Non posso dire di essermene innamorata. E credo che la vera ragione del mio scetticismo sia da ricercare nella parsimonia delle descrizioni particolareggiate, che invece mi fanno amare la scrittura di Gabo Márquez ma che il breve spazio dei racconti, necessariamente, non consente. Quelle descrizioni che proseguono per pagine intere, quasi abusando di aggettivi, che sanno disegnare con lentezza e precisione ogni scena. Manca poi quella crudeltà comica che domina in molti dei suoi libri, e li rende sfacciatamente esilaranti. Tra le righe di questi racconti, si affaccia la disperata speranza che un evento fortuito possa salvare i protagonisti dalla durezza della vita a cui sono destinati. Invece il racconto si conclude e tutto torna come prima. Senza il lieto fine.

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Con un sorriso, Vi saluto!

Stefania

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