Era una notte meravigliosa. Una di quelle notti come forse possono essercene soltanto quando si è giovani, egregio lettore. Il cielo era così stellato e così luminoso che, guardandolo, involontariamente veniva da chiedersi: possibile che sotto un cielo come questo possano vivere persone adirate e lunatiche di vario genere?
Fëdor Dostoevskij

Quattro notti. Notti bianche, calde e luminose, dominate da un cielo popolato di stelle. Quattro notti bianche sono la cornice di un racconto d’amore, sono il tempo sufficiente perché una storia intensa e travolgente prenda vita.

A San Pietroburgo è estate. Le notti sono calde, piene di luce e senza tramonto. Sono notti bianche: quelle prime notti d’estate quando il cielo non diventa mai completamente buio ma si tinge di riflessi rosa donando un aspetto incantato alla città. San Pietroburgo è deserta: gli abitanti si concedono dei giorni di villeggiatura, lontani dalla routine urbana. Questo connubio conferisce alla città un’aria insolita: il fermento che ordinariamente abita lungo le rive dei canali, per le larghe strade, negli antichi palazzi, si placa. E San Pietroburgo si fa romantica e intima.
Lungo una riva silenziosa del fiume, un giovane uomo, solitario e timido, incontra Nesten’ka. Lui è un impiegato, la sua vita è modesta, pochi rapporti sociali e nessuna amicizia. Lei è una ragazza, appena diciassettenne, giovanissima e bella. In Nesten’ka, lui ha scorto una sensibilità non comune e una bellezza d’animo che gli fanno assaporare momenti di felicità provati, prima, solo nei suoi sogni. I due iniziano a raccontarsi l’un l’altra, per l’intera notte. E la bramosia di confidarsi è tale da concedersi un nuovo incontro, la notte successiva, la seconda notte bianca.
L’appuntamento si ripete. Lui le racconta della sua vita inconsistente e piatta, le rivela che perdersi passeggiando senza meta per le vie della città è il suo svago preferito, la rende partecipe dei suoi sogni illusori, dove la sua mente trova rifugio per sfuggire alla tristezza delle sue giornate. Lui è un Sognatore, che si nutre delle storie vissute nel suo mondo immaginario perché la sua vita reale è mortalmente tetra e priva di emozioni.
Poi è la volta di lei, che gli confida, con estrema dignità, di vivere appuntata con una spilla all’abito della sua vecchia nonna cieca, nell’attesa di un amore perduto. Un anno prima, la giovane si è innamorata perdutamente di uno degli affittuari della casa della nonna, giovane e bello, riservato e dal carattere nobile. Affogando ogni vergogna e ogni orgoglio, la notte prima che lui lasciasse San Pietroburgo, lei ha trovato il coraggio di confessargli l’immenso amore che nutre per lui. Questo non è bastato per trattenerlo ma è stato sufficiente a strappargli una promessa: non appena le sue economie gli avessero permesso un tenore di vita migliore, l’avrebbe presa in sposa. Adesso, dopo un anno, nel cuore di lei dilaga una disperazione profonda: lui ha fatto ritorno a San Pietroburgo, eppure ancora non l’ha cercata. E questo silenzio la distrugge.
Le notti bianche avanzano. Il sognatore e Nesten’ka continuano a condividere reciprocamente le loro speranze, le amarezze, i dubbi, i timori. Quattro notti bianche travolgenti ed esaltanti per entrambi, ma con uno slancio d’amore diverso per ciascuno dei due. Infatti il Sognatore ha trovato la sola creatura capace di destare in lui il sentimento dell’amore mentre la giovane ragazza riconosce nel Sognatore solo un sincero complice in grado di lenirle le ferite, solo un alleato che potrà ricongiungerla al suo innamorato. Questo almeno sino a quando il disincanto non affoga ogni speranza di Nesten’ka, lasciandola delusa e ferita e finalmente decisa ad abbandonarsi all’amore del Sognatore.

Quell’improvvisa felicità, desiderata e attesa da tutta una vita, che il Sognatore riceve in dono da Nesten’ka sarà il principio di un fiabesco “e vissero per sempre felici e contenti” o solo una parentesi  lunga quattro notti bianche?
Questo lo lascio scoprire a voi, cari Lettori.

Le notti bianche ti piacerà perché…

Metto il naso tra le pagine di questo romanzo breve perché il tempo è sempre troppo poco ma il desiderio di avere un buon libro sul comodino sempre forte. Allora scelgo Le notti bianche di Dostoevskij, un romanzo breve sì, ma che porta la firma di uno dei più grandi narratori della letteratura russa, e per questo potenzialmente capace di affascinare. Non ha deluso. Affascina e non scoraggia: è questa la forza che l’autore dona al romanzo. Conosciamo Dostoevskij per aver dato vita a veri capolavori, e che forse, proprio in quanto tali, intimoriscono per la loro complessità. Nelle pagine di Le notti bianche si apprezza, invece, una prosa semplice e scorrevole che, certo non tralascia i turbamenti psicologici dostoevskijani, ma si fa comunque leggere in una manciata di giorni -o addirittura ore-. Crea quel desiderio di scoperta, di voler conoscere l’epilogo, che saprà inevitabilmente meravigliare.

Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij

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Con un sorriso, Vi saluto!

Stefania

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